Interessante manifestazione artistica 3/10/1972

Interessante manifestazione artistica

3/10/1972

Inaugurata ad Acireale la VI Rassegna d’Arte
Dedicata alla videoregistrazione, prova la possibilità di una informazione audio-visiva democraticamente gestita

La Rassegna d’arte contemporanea «Acireale turistica termale», organizzata dalla Azienda Autonoma delle Terme di Acireale (e in particolare dall’avv. Francesco Grasso Leanza) è giunta alla sua sesta edizione.

La Rassegna si è progressivamente affermata ed oggi può essere considerata una delle manifestazioni artistiche più avanzate in campo nazionale. Quest’anno, la mostra presenta una grossa novità rispetto alle edizioni precedenti, articolata, come è, in due sezioni: «Circuito chiuso-aperto / Video Tape Recording» e «Nuovi materiali, nuove esperienze». Il coordinatore della mostra è il critico romano Italo Mussa, con il quale hanno collaborato Francesco Crispolti per la prima sezione e il «Polimero Arte» (Centro di Ricerche Estetiche S.p.A Mazzucchelli di Castiglione Olona) per la seconda.

Questo centro è sorto nel 1969 per iniziativa di Lodovico Castiglioni e di Anna Marchi. Lo scopo del centro è di mettere a disposizione degli artisti i mezzi tecnici ed i materiali plastici di una grossa industria fornendo loro tutta l’assistenza necessaria sia per la scelta dei materiali che per la realizzazione dell’opera. I risultati ottenuti finora sono indubbiamente interessanti e la mostra di Acireale conferma l’impressione che ne avevo avuto quando ho visto per la prima volta le opere realizzate dagli artisti in collaborazione con il centro lombardo ed esposte in una galleria romana.

Nella esposizione siciliana sono presenti opere di numerosi artisti, appartenenti anche a tendenze molto diverse, ma tutti interessati ad una seria sperimentazione di nuovi materiali: particolarmente interessanti mi son parse le opere di Enrico Baj, Marcolino Gandini, Anna Marchi, Guido Strazza, Gianni Colombo, Camilian Demetrescu, Man Ray.

Ma la novità maggiore della rassegna è offerta dalla sezione « Circuito chiuso-aperto / Video Tape Recording», che documenta, mediante la video-registrazione diretta, una serie di comportamenti senza far ricorso alla trascrizione o riduzione di opere filmate o, comunque, programmate in anticipo. Nelle dell’esposizione una serie di televisori registrano gli eventi che accadono nelle fasi stesse della mostra, dentro e fuori, sicché tutti siamo coinvolti in un evento globale, simultaneo e avvolgente.

La sera della inaugurazione, la folla si è finalmente sentita protagonista dell’accadimento estetico insieme agli artisti che hanno proposto una serie di azioni. Ciascuno dei presenti poteva intervenire e instaurare propri circuiti di comunicazione ed è significativo che siano stati proprio i ragazzi ad impadronirsi del microfono, posto all’ingresso del palazzo e a dare inizio a una fitta serie si comunicazioni improvvisate secondo gli umori e l’euforia del momento. L’accorta regia di Crispoliti ha fatto il resto ritrasmettendo in «differita» la rete degli eventi opportunamente miscelati, frammentati, intersecati gli uni negli altri, in modo da potenziare la sensazione di coinvolgente simultaneità dell’evento globale. Come ha scritto Italo Mussa nella introduzione al catalogo, «circuito chiuso-aperto è un campo mobile interamente occupato dalla Video Tape Recording: mezzo che consente all’artista interventi “creativi” istantanei e illimitati. Coinvolti, godiamo di un’ampia libertà durante la fruizione. Presente, come codice aperto, è l’alternativa e l’ipotesi critica. Visuale è tutta la realtà, per gli occhi e per la psiche».

Il punto è proprio questo: il sistema di comunicazione evita qualsiasi tipo di programma prestabilito, sfugge al raffreddamento della informazione che viene inviata dall’alto (da una minoranza che detiene tutti i canali) ed evita i rischi della manipolazione intellettuale e psichica. Ognuno può prendere la parola, partecipare in prima persona all’evento globale della comunicazione. Si crea una spazialità nuova visiva e sonora, mobile, imprevedibile, autogestita dalla comunità dei presenti.

Ma per meglio comprendere il significato nuovo della mostra di Acireale giova ricordare qui alcune precisazioni opportunamente fornite da Francesco Crispolti in una nota del catalogo. Innanzitutto occorre distinguere tra videocassette e video. Le prime sono basate (come è noto) sulle nuove tecniche della ripetizione di audio e di immagine sul televisore domestico, e quindi rappresentano senza dubbio un fatto molto importante per un allargamento e una democratizzazione della informazione. Ma le videocassette si fondano su un programma prestabilito e di conseguenza la comunicazione può essere facilmente manipolata dalle minoranze che tengono i grandi mezzi di produzione. È di fatto quello che si sta verificando in quanto – scrive Crispolti – «le videocassette si sono presentate subito come futuribile eldorado, panacea alla crisi di consumazione dell’industria editoriale e cinematografica: possibilità di mettere in distribuzione un numero enorme di duplicati di films, spettacoli, legioni e corsi».

Si tratta ancora di una industria del multiplo che rischia di trasformare un mezzo potenzialmente liberatorio in un nuovo strumento di manipolazione di massa. Il video invece sfugge alla programmazione rigida puntando sulla istantaneità e sulla simultaneità, consentendo la registrazione e la ripetizione del messaggio in modo da poter controllare continuamente il sistema delle relazioni messaggio-fruitore-trasmittente. Il video può inoltre spezzare il monopolio dell’informazione nelle mani della Televisione, così come si è costituito attualmente nella maggior parte dei paesi. Il video dà la possibilità a un gran numero di persone (potenzialmente a tutti) di instaurare un proprio circuito di informazioni: così l’individuo può prendere la parola in seno al gruppo, il gruppo in seno alla comunità. Ad Acireale, abbiamo visto una serie di lavori di registi artisti, sociologi e psicologi statunitensi, i quali hanno realizzato una vera e propria rete di servizi sociali attraverso il video diretti a gruppi e a minoranze, sistematicamente esclusi dai benefici della nuova civiltà industriale. Non si tratta di una contro-informazione, che rappresenta ancora un momento eversivo, contestatore e negativo nei confronti del sistema dominante, ma appunto di un servizio, ossia di un intervento concreto, positivo, limitato ad una situazione determinata e pertanto socialmente e politicamente innovatore.

Interessante manifestazione artistica 3/10/1972