Una continua interrogazione del mondo naturale
VORREI aprire questa nota breve sulle opere di Antonio Corpora, esposte in questi giorni nella galleria di Giuliana De Crescenzo in via Borgognona 28, con una citazione di un testo di Nello Ponente dedicato appunto all’artista: «Corpora potrebbe far sue, e massimamente per gli acquerelli, le precisazioni date da Alexander Cozens nel suo “New method…”, secondo le quali disegnare per schemi tradizionali significa “delineare idee”, mentre “macchiare significa suggerirle”. Corpora infatti ci suggerisce idee che nascono da emozioni concrete, da visioni particolari, idee sorrette da illuminazioni cromatiche».
Il richiamo all’artista e teorico inglese della fine del Settecento mi sembra infatti particolarmente illuminante per comprendere la pittura di Corpora nel suo insieme ma soprattutto nelle opere di questi anni ultimi: Cozens aveva messo a punto, infatti, un’idea di pittura direttamente impegnata in un confronto con l’universo naturale e in una restituzione di questo universo per via allusiva, analogica, per metafore fatte di materia e di colore. Si tratta di una linea fondamentale della pittura moderna, lungo la quale incontriamo figure come Turner e Monet. In sostanza, la pittura di Corpora si può leggere proprio in questi termini, come una continua interrogazione del mondo naturale e come uno sforzo incessante di mettere la pittura all’unisono con l’universo fenomenico realizzando una struttura linguistica in grado di coglierne empaticamente le più sottili vibrazioni.
Parlare tuttavia di sforzo non è il modo più giusto, in quanto nell’opera di Corpora, e soprattutto nella più recente, non avverti nessuna fatica ma tutto appare semplice e spontaneo: dalla mano dell’artista la pittura sembra sgorgare con la pienezza felice di una cascata d’acque portandosi appresso tutto ciò che trova sul proprio cammino ma trasformando ogni cosa in una materia intrisa di colore e di luce. La corrente della pittura infrange, ora, le griglie lineari che una volta cercavano di imbrigliarla e incanalarla in alvei prestabiliti e si espande su tutta la superficie arrestandosi, si direbbe, solo per la propria forza d’inerzia. In realtà, l’intervento dell’artista non è meno determinante di un tempo: la differenza consiste in questo, che l’artista ora sa di dover intervenire non in maniera forte ma con flessibilità massima, non arginando dall’esterno la corrente ma immergendosi in essa e orientandola con il proprio movimento.
In questi ultimi tempi si fa un gran parlare del ritorno della pittura come protagonista della scena dell’arte e non v’è dubbio che la pittura si è presa, oggi, una bella rivincita su tutti coloro che l’avevano data per morta. Ma quale pittura? O, meglio, quali pittori? Le molte mostre antologiche di artisti già pienamente affermati non possono costituire un’assoluzione generale e indiscriminata. Tutt’altro. Talvolta, queste mostre sanciscono non la morte della pittura, ma la debolezza e la inconsistenza del pittore. Non è questo il caso di Corpora. Anzi, la sua mostra allestita nella galleria romana sta a riprova della buona salute e della pittura e del pittore.