Le mostre a Roma

Un’allusività al limite dell’indicibile

FORSE non è giusto parlare delle opere di Elisa Montessori, esposte in questi giorni al «segno» in via Capolecase 4, cercando di definirle non tanto in e per esse stesse quando per differenza e opposizione con altre esperienze dell’arte attuale. Ma è difficile sottrarsi alla tentazione di mettere a confronto posizioni così diverse, come ad esempio quelle di non poca pittura attuale, caratterizzate da una forte tendenza neobarocca, da una espressività ricca fino alla ridondanza e da una figuratività narrativa tutta esplicita, e il luogo in cui si colloca invece l’opera di Elisa Montessori segnata da una emozione che non oltrepassa mai la linea e da una figuratività allusiva, fatta di indicazioni minime al limite dell’indicibile. Al tutto pieno delle nuove declinazioni pittoriche, che sembrano vagheggiare i fasti delle grandi decorazioni murali dell’arte del passato, Elisa Montessori contrappone dunque una poetica che vive sotto il segno della rarefazione, del vuoto. La sua è un’arte di concentrazione che si dà come «sensazione concava», come esperienza appunto del vuoto e dell’assenza (l’assenza del rumore del mondo), dove puoi quasi avvertire il funzionamento di una mente riflessiva ma profondamente nutrita di emozione.

Tutto questo ci porta in un’altra contrada e in un’altra cultura, la stessa che aveva affascinato Mallarmé quando dichiarava il suo amore per «le chinois» dall’occhio limpido e fino. Lo sguardo di Elisa Montessori ha questa limpidezza, questa capacità di penetrazione e la mano la leggerezza e, al tempo stesso, la determinazione necessarie a tracciare segni identificabili ciascuno per l’intero arco proprio percorso e nel loro insieme atti a disegnare macchie soffici come declivi di colline erbose. Qui, il disegno si fa paesaggio (lo ha scritto la stessa artista) ma si tratta di un disegno «senza progetto», teso a registrare come un sismografo le minime variazioni dell’emozione.

Forse è questo il motivo per cui è così difficile scrivere direttamente dell’opera di Elisa Montessori e questa la ragione che ha spinto Bruno Mantura, nella presentazione a catalogo, a impiegare una scrittura metaforica, analogica, empatetica: «Il mondo-paesaggio Elisa si compiace di pettinarlo, come il mare, che per dirla con Eluard “est coiffé comme une abeille”». Ecco: la metafora del pettine e del pettinare non è forse la migliore chiave di lettura dei disegni, o, meglio, dei segni tracciati dall’artista?