Gregor Sciltian: ultrarealista sì iperrealista mai

È morto a Roma a 86 anni il grande pittore armeno

È MORTO ieri mattina nella sua abitazione romana, sul lungotevere Raffaello Sanzio, il pittore Gregor Sciltian. Aveva 86 anni. Era nato a Rostov (Urss) da famiglia armena. I funerali si svolgeranno domani alle 16 nella chiesa romana di S. Maria in Trastevere. Lasciata l’Unione Sovietica nel 1923, Gregor Sciltian è vissuto quasi sempre in Italia, e Roma è stata la sua città d’elezione. Dotato di una vitalità comune a molti artisti russi, Sciltian è stato attivo sino alla fine.

Le mostre alle quali ha preso parte sono tante: basti ricordare quella antologica allestita nel 1980 a Milano, alla Rotonda della Besana, comprendente ottanta quadri tra cui «Il filatelico» e «Mors atomica». Sue opere sono esposte, oltre che in Italia, nei maggiori musei di Europa e Stati Uniti.

di Filiberto Menna

CON LA MORTE di Sciltian scompare una delle figure più singolari e discusse dell’arte italiana. Nato nel 1900 in una località dell’Armenia Gregor Sciltian compie gli studi artistici nell’accademia di Vienna e subito dopo si stabilisce in Italia a Roma. Qui compie la sua formazione sul museo, studiando appassionatamente, accanitamente l’arte antica, prendendo a modello i grandi maestri del passato, sognando di imitarli e di restituire la loro eccellenza ai tempi moderni insidiati, secondo il suo giudizio (ma non soltanto il suo) dalle bizzarrie e dalle spericolatezze dissacranti delle avanguardie.

A Roma giunge nel 1923, in un momento culturale più congeniale alla sua poetica in quanto molti artisti e critici, favoriti dalla restaurazione culturale voluta dal regime fascista, predicando il ritorno al passato e alla natura. Nel 1925 espone da Bragaglia e l’anno seguente è invitato alla Biennale veneziana. Tiene contatti internazionali e nel 1926 si trasferisce a Parigi dove resta fino al 1934 e in seguito si stabilisce a Milano.

Il riconoscimento critico della sua arte è legata al nome di Ojetti che richiama l’attenzione sulla sua opera nel 1942, ma di lui avevano già scritto e scriveranno anche in seguito critici letterati e artisti autorevolissimi, come il Longhi che lo presenta in catalogo per la personale alla casa d’arte Bragaglia a Roma nel ’25, come Corrado Pavolini, Carrà, Garrieri. Lo stesso De Chirico ne apprezza il lavoro e lo loda non senza una intenzione polemica nei confronti delle avanguardie e delle tendenze astrattiste dell’arte italiana.

Nel 1947 fa parte del gruppo ultrarealista, fondato insieme a Xavier e Antonio Bueno e Annigoni. Wanda Lattes, nella biografia di Antonio Bueno, ricorda lo scandalo provocato a Milano dalla prima esposizione del gruppo e dalla pubblicazione del manifesto ultrarealista.

L’adesione al movimento ci dà ragione della pittura di Sciltian meglio, forse, di molti altri discorsi critici sulla sua opera. In sostanza, gli artisti del gruppo, fedeli al termine stesso «ultrarealista», volevano giungere a una rappresentazione della realtà la più vera del vero. Questo esigenza ha sempre accompagnato l’opera di Sciltian, tanto che negli anni ’20 Bernardi scriveva della sua pittura notando che le figure «portate a un impeccabile pulimento di rilievo e di contorno sono oggetti costruiti col colore con la stessa meticolosa esattezza onde lo scrupoloso artefice le costruisce nelle rispettive materie, sicché il colore di Sciltian non è del solito una creazione individuale, una luce della fantasia, bensì un impiego di pigmenti unicamente rivolto al rendimento massimo della realtà obiettiva degli oggetti medesimi quali li vediamo nelle stanze, sulle tavole, nelle vetrine del negoziante».

Col senno di poi potremmo dire anche che Sciltian rientra nella schiera dei moderni iperrealisti. In verità, questi ultimi spingono la rappresentazione fino all’illusionismo per mettere in evidenza la distanza tra vero e falso, per una sorta di critica della rappresentazione attraverso la rappresentazione stessa; mentre Sciltian non aveva di queste sottigliezze intellettuali e si appagava di una pittura che fosse veramente lo specchio del reale.