La rivista «Capitolium», con la partecipazione della Ripartizione Antichità e Belle Arti del Comune di Roma, ha organizzato una mostra dedicata alla serigrafia in Palazzo Braschi. Partecipano cinquanta artisti italiani con serigrafia tirata in novanta esemplari presso l’atelier d’arte serigrafica «Grafiser» di Roma a cura di F. F. Silanos. La mostra curata dal critico romano Italo Mussa, resterà aperta fino al 23 settembre e con tutta probabilità sarà trasferita a Monaco e a Vienna.
L’iniziativa presenta un duplice interesse: il primo, è strettamente connesso al mezzo tecnico impiegato, che ormai si è largamente affermato tra gli artisti più avanzati in sostituzione dei più tradizionali mezzi di incisione. Il secondo, è legato alla larga partecipazione degli artisti, tra cui personalità di primo piano del panorama italiano, come Calò e Cannilla, Cappello e Conte, Mannucci e Nativi, Lorenzotti e Gandini, Sordini e Virduzza, Biggi e Antoni, Buggiani e Pace. Tra i più giovani, non mancano presenze di notevole rilievo, quali Carmen Morales e Mariateresa Corvino, Luca Piffero e Simone Waller.
La mostra ha un intento essenzialmente dimostrativo, di provare cioè le possibilità estetiche di un mezzo meccanico quale la serigrafia. Naturalmente, occorrono alcune condizioni preliminari, tra cui due assolutamente indispensabili: la prima, connessa ad una effettiva partecipazione dell’artista, alla capacità dell’autore di pensare immagini e strutture non in se stesse ma in relazione al mezzo espressivo: la seconda, strettamente legata alla capacità e onestà professionale di chi si incarica del lavoro di tiratura. E qui è necessario un discorso supplementare che investe tutta la grossa questione della grafica artistica: gli ateliers vanno a caccia delle grosse firme e si accontentano di un semplice abbozzo, e invece di esigere una partecipazione attiva e convinta alla messa a punto dell’opera dal progetto iniziale alla esecuzione.
Molti dei sospetti che il pubblico dimostra nei confronti della grafica sono connessi appunto a questa pratica approssimativa e spregiudicata.
Niente di tutto questo nella mostra di Palazzo Braschi e nel lavoro che l’ha preparata. L’iniziativa ha voluto anzitutto valorizzare i giovani, dare a questi la possibilità di cimentarsi con un mezzo di diffusione a largo raggio quale è la serigrafia. Inoltre, le opere sono tirate con uno scrupolo tecnico esemplare, rigoroso fino all’ossessione pure di pervenire ad una realizzazione priva di errori e di approssimazioni esecutive.