Allo «Studio d’Arte Lia Rumma» il Gruppo Superstudio o l’Utopia architettonica
Lo «Studio d’arte Lia Rumma» presenta il gruppo Superstudio, formato dagli architetti fiorentini Natalini, Toraldo di Francia, Magris, Frassinelli, A. Magris, Poli. Si tratta di un avvenimento di notevole importanza in quanto il gruppo fiorentino opera nel campo dell’architettura utopistica o prospettiva con un rifiuto radicale di ogni compromissione con un tipo di progettazione condizionata anche in parte dal sistema vigente.
Ciò che conta per gli architetti fiorentini non è la realizzazione di questo o quel progetto (e nemmeno la sua realizzabilità più o meno lontana), quanto l’atteggiamento mentale del rifiuto e della prospettiva concettuale di un possibile mondo diverso.
Con il gruppo Superstudio riprende vigore quindi la immaginazione utopica, intesa come proposta di modelli di esistenza radicalmente diversi da quelli del presente. L’utopia del gruppo è una utopia negativa in quanto non tende ancora una volta alla costruzione di città ideali, ma piuttosto alla eradicazione dell’architettura e della urbanistica per liberare l’uomo da ogni forma di struttura formale rigida e costrittiva. Il rifiuto della progettazione per un tempo che si dà tutto nel presente assume con il gruppo Superstudio le vesti di un’utopia millenaristica, di una «parusìa urbanistica» che considera l’oggetto, l’architettura e la città come «Ornamentum Mundi», come percorso iniziatico che conduce alla saggezza e all’armonia con un salto definitivo al di fuori della storia e del tempo: «Ecco le visioni di dodici Città Ideali – scrivono gli architetti fiorentini -, traguardo supremo di ventimila anni di sangue, sudore e lacrime dell’umanità; porto definitivo dell’Uomo che possiede la Verità».
In queste proposte si riscontra un fattore provocatoriamente ironico e una forte, consapevole componente ludica. Ma in questo «gioco» progettuale gli architetti mostrano di aver compreso ciò che sta accadendo e di voler incidere nella realtà presente nel senso indicato da McLuhan, ossia realizzando modelli di situazioni non ancora maturate nella società e costruendo «arche di Noè per affrontare il mutamento che si prepara».