Turi Sottile e Urano Palma

Turi Sottile, pittore siciliano è tra i primi ad affacciarsi sulla scena napoletana per la stagione artistica 1973-74, lo ospita la galleria «San Carlo» in via Chiatamone. A parte poche opere, Turi Sottile espone tutti lavori recenti, che segnano una svolta importante del percorso dell’artista.

Partito da una esperienza neofigurative, Sottile ha ben presto guardato all’iconografia pop studiando direttamente i modelli americani e soprattutto l’asciutta e ironica «Imagerie» di Lichtestein. Questo incontro ha avuto i suoi frutti, e grazie ad esso Turi Sottile si è liberato ben presto delle pesanti ipoteche naturalistiche da cui è afflitta la neo-figurazione italiana e ha affrontato senza mezzi termini lo scontro con le immagini aggressive dell’odierno panorama urbano.

Il colore netto, il contorno deciso, la consapevole schematizzazione dell’immagine, sono tutti elementi linguistici che Turi Sottile ha fatto propri inserendosi in maniera originale nel discorso delle nuove avanguardie.

Di più suo, l’artista ci ha messo un pizzico di ironia, una tendenza al gioco e alla mistificazione, mostrando di voler intervenire sulla realtà, ma sottoponendola a un filtro mentale aun giudizio fatto a metà di partecipazione e di rifiuto. La grande festa della società dei consumi lo ha visto quindi osservatore attento, criticamente vigili, così come lo scempio ambientale perpetrato dalla ideologia del profitto privato.

E allora, Turi Sottile ha chiesto agli spettatori la licenza di crearsi un universo tutto proprio, lanciando un nuovo «lasciatemi divertire» proprio come il suo personaggio-padreterno che soffia in una canna sottile e crea i mondi in forma di colorate bolle di sapone.

I «cosmopaesaggi» che rappresentano il nucleo centrale della mostra napoletana, nascono appunto da qui, da questa esigenza di sottrarsi, giocando, alla pressione non più sostenibile di una realtà inaccettabile.

Turi Sottile trasferisce quindi dall’impatto con la realtà quotidiana al suo odierno universo immaginario le sue doti di pittore dotato di una forte acuità visiva, di una impostazione oggettivante. Per questi suoi «cosmopaesaggi» non è più possibile parlare di neo-figurazione e neppure di ricognizione della «imagerie» urbana, ma piuttosto di una sorta di realismo spinto fino alle estreme possibilità del segno iconico, una sorta di iper o, meglio, di ultra-realismo, insieme fantastico e analitico, immaginario e oggettivo.

Singolare incontro, a Salerno al centro culturale Apollo, dove espone l’artista milanese Urano Palma. Soprattutto inaspettato, ad un inizio così precoce della stagione artistica. Ma tant’è: Urano Palma è un irrequieto e un girovago ed è capitato, in buona misura fortuitamente, a Salerno. Si tratta di un fatto di notevole importanza per l’attività artistica salernitana in quanto Urano Palma è un artista che ha alle proprie spalle già un lungo cammino e una serie di esperienze condotte sempre sul filo della ricerca di avanguardia, dalle superfici a tessitura cinetica di alcuni anni addietro fino agli oggetti a funzione immaginaria di oggi.

Del resto, Urano Palma opera continuamente sul piano della commistione linguistica: le sue «visuali tecnologiche» pannelli di legno organizzati in strutture rigorosamente orizzontali e verticali e sul contrappunto di pieni e vuoti, si presentano come «metafore» di strumenti di ricognizione e di registrazione tecnica (schede perforate, pannelli di comandi, ecc.) me, nello stesso tempo, sono il risultato di una processualità operativa volutamente artigianale, di un intervento che lascia un largo margine alla casualità, alla invenzione del momento.

Così le sue lunghe assi di legno, lavorate con pazienza ossessiva, presentano una struttura iterativa e apparentemente seriale, in realtà costituiscono sculture e oggetti-emblemi di ritualità magica, dal forte sapore arcaico.

Il materiale impiegato, il legno, ha un ruolo importante in questo processo di connotazione dell’opera di Urano Palma in senso marcatamente artigiano, di antico scultore, o meglio, di antico intagliatore. Di qui l’interesse e direi il fascino singolare dell’opera di Urano Palma, artista con un piede nella più scaltrite cultura tecnologica e un altro che poggia in aree culturali lontane nello spazio e nel tempo.