Pablo Picasso stroncato a 91 anni da un improvviso collasso cardiaco
Il celebre pittore è morto ieri mattina nella sua villa di Mougins, in Provenza – Sabato sera aveva cenato con alcuni amici: era apparso allegro e sereno – Nella notte aveva lavorato – La sua forte fibra era però minata dai postumi di una violenta influenza
Un mito popolare
Picasso è stato, è un mito popolare. Con lui la lunga, radicata incomprensione nei confronti dell’arte moderna è sembrata svanire in modo definitivo. La sua fama ha largamente superato i confini degli intenditori e del pubblico ristretto interessato ai fatti dell’arte, raggiungendo i più diversi strati sociali: sicché la sua immagine di artista si è solidamente installata nel Pantheon dei grandi personaggi dell’epoca moderna. Non basta: nella considerazione popolare, Picasso è il solo artista moderno che è entrato a far parte dell’Olimpo dei grandi artisti del passato, dove siedono insieme pochissimi eletti, Giotto, Michelangelo, Leonardo, Raffaello.
Che la fama dell’artista corrisponda ad una comprensione adeguata della sua opera è tutto un altro discorso, che da un certo punto di vista ha anche poca importanza, così come ha ben poca importanza sapere veramente se una diva come Greta Garbo sia stata anche una vera grande artista. L’importante è che Picasso abbia incarnato, per l’immaginario popolare, la figura mitica dell’artista, del Demiurgo che trasforma tutto con le sue mani e dona agli uomini le forme concrete di una inesauribile fantasia. Se accostiamo al nome di Picasso quelli di Cézanne, di Mondrian, di Klee, di Duchamp, ci rendiamo subito conto che questi artisti, forse non meno grandi, non sono penetrati nell’universo dell’immaginazione popolare, ma sono rimasti nell’ambito di una estimazione ristretta, legata al giudizio degli intenditori.
È possibile dare una spiegazione di questo straordinario episodio di popolarità? La risposta non è facile e certamente non può essere data in poche righe: ciò che si può dire comunque è che la vicenda di Picasso contiene in sé non pochi elementi in grado di trasformare la stima degli esperti e degli amatori in una rinomanza universale.
Picasso ha, infatti, attraversato gran parte delle esperienze artistiche contemporanee con una prensilità straordinaria, che gli ha consentito in ogni momento di entrare in una situazione e di uscirne fuori con una sua inconfondibile fisionomia. Gli bastava uno spunto, un incontro breve, perché comprendesse fino infondo ciò che quella esperienza poteva dargli e se ne nutriva con voracità e insieme con una sorta di indifferente leggerezza, con uno scorrere apparente che in realtà era sempre il risultato di uno scandaglio penetrante fino alle radici delle cose. E questo era il segno del genio, il segno che il pubblico ha finito per cogliere e con cui ha poi sempre associato e riconosciuto l’artista.
Aveva compiuto il primo viaggio a Parigi nel 1900 e aveva salutato la primavera del secolo con i suoi amici straordinari, con Max Jacob e Apollinaire, con Jarry, con Salmon, con Reverdy, con Gertrude Stein. Con questi dava inizio alla costruzione di una nuova arte, di una nuova immagine del mondo. Tutto poteva servire, le culture lontane nel tempo e nello spazio, offrivano i loro tesori alla vorace curiosità dei giovani artisti e di Picasso soprattutto. La memoria storica veniva azzerata sul presente, ricondotta strumentalmente all’operatività che si dispiegava qui e ora, tutta tesa ad aprire nuove vie alla sensibilità dell’uomo moderno.
Come Pound, come Eliot, come Strawinsky, Picasso assume il passato come materiale, in un certo senso dilapida un patrimonio intero di immagini per ricostruire con i frammenti una immagine inedita del mondo. Con la sua morte, scompare quindi una memoria vivente.
Si era stabilito a Parigi nel 1904 ed era entrato subito in situazione, tanto che Gertrude Stein nell’«Autobiografia di Alice Toklas» lo considera già il «leader» della nouvelle vague artistica. I temi della sua pittura sono offerti ora dalla vita dei diseredati8, degli umiliati e degli offesi che egli dipinge in una serie di opere tutte comprese nella sua «Epoca Blu»: il colore si distende uniformemente su tutta la superficie della tela, strige insieme figure e cose, immergendole in un atmosfera di sofferta malinconia.
Poi c’è il salto nel mondo vivace e colorito del circo, con gli acrobati e i saltimbanchi che si accampano leggeri nelle stesure rosee del colore. Ma il momento folgorante coincide con l’apparizione improvvisa ed inquietante dei due nudi femminili nel bosco e subito dopo con le «Damoiselles d’Avignon», opere in cui l’artista evoca, sotto la spinta dell’arte negra, dei fantasmi assolutamente inediti in tutta la tradizione artistica dell’Occidente. Di qui nasce la grande avventura cubista e il sodalizio con Braque, che sconvolgono le abitudini percettive ereditate dall’arte precedente e fondano le basi8 di una visione nuova del mondo.
Siamo ancora e soltanto intorno al 1910 e Picasso ha davanti a sé ancora 60 anni da vivere nella vita e nell’arte. L’arte classica di Pompei lo affascinerà, dettando alcuni dei disegni più sottili ed intensi dell’arte europea di tutti i tempi; l’avventura surrealista lo vedrà tra i protagonisti, senza però mai coinvolgerlo interamente; e poi è venuto tutto il resto, sono venuti Guernica, i grandi cicli della Pace e della Guerra e infine la rimeditazione ilare dell’antico nelle ceramiche di Vallauris e nei felici paesaggi mediterranei.