Siamo nello «Studio Lia Rumma». Guardiamo una diapositiva a colori che riproduce un frammento di città: sulla sinistra unautomobile e un furgoncino, sullo sfondo le quinte anonime degli edifici, alberi, un chiosco di benzina, ecc. aggiungo un «ecc.» prudenziale, poiché limmagine fissa sullo schermo mi mostra tante altre cose con laiuto di un commento descrittivo minuziosamente analitico. Poi, uno scatto del proiettore e la stessa immagine si accampa sullo schermo ma cambia il commento: ora la voce mi indica altre cose che non avevo visto nella fase precedente; ancora uno scatto, la stessa immagine, ma la voce prosegue implacabile indicando altre cose.
La proiezione dura circa trenta minuti, ma ben presto ci rendiamo conto della sua potenziale infinità. James Coleman, un giovane artista irlandese che vive a Milano, propone appunto la relazione tra limmediatezza dellatto percettivo e linfinità della interpretazione: limmagine fotografica, assolutamente priva di qualsiasi intenzione connotativa estetica, sembra quindi porsi come segno puramente denotativo, come rappresentazione pura e semplice di un dato reale e tuttavia la descrizione che ne fa lartista apre la serie infinita delle letture e quindi delle interpretazioni.
I vecchi, antichissimi problemi dellunità e della molteplicità, di ciò che è e di ciò che diviene, sembrano riproporsi attraverso questo semplicissimo procedimento escogitato da Coleman; e di fatto si ripropongono, ma, ovviamente, spogliati di ogni connotazione metafisica e collocati su un piano più specificamente linguistico e di riflessione sul linguaggio, oltre che sui processi mentali che «stanno a monte» del piano linguistico.
In unaltra opera, il dato esterno di riferimento è sempre unico ma duplice e langolazione visiva adottata e duplice la descrizione sul nastro: sicché lapprendimento del reale coinvolge più direttamente i procedimenti della memoria, mostrando nello stesso tempo le possibilità e i limiti funzionali.
In ogni caso, il processo centrale posto da Coleman è sempre il problema dellarte e dei modi in cui lo spettatore entra in relazione con larte e stabilisce i propri statuti di valutazione. Ne deriva una sorta di svalutazione della oggettualità dellarte, il cui significato (valore) consiste piuttosto nei criteri convenzionalmente stabiliti dalla comunità dei riguardanti e nella molteplicità delle interpretazioni possibili.
Da questo punto di vista (e nei limiti in cui queste schematizzazioni risultino funzionali), si può dire che la ricerca di Coleman si situa in un ambito «concettuale», se per concettuale intendiamo unarte che ha per scopo fondamentale lanalisi di se stessa e dei procedimenti mentali e linguistici che presiedono alla sua formazione e alla sua valutazione.