Una mostra di Matta a Bologna 6/7/1963

Una mostra di Matta a Bologna

6/7/1963

L’antologia del pittore cileno mette in rilievo il rapporto tra il surrealismo europeo l’« action painting » americana

BOLOGNA, luglio – La mostra antologica del pittore cileno Roberto Sebastian Matta, ospitata dal Museo Civico di Bologna, può considerarsi sotto certi aspetti uno dei fatti più significativi della stagione artistica, affiancandosi alle esposizioni di Giacometti all’ultima Biennale veneziana e di Bacon a Torino . in questo ha senza dubbio ragione Arcangeli, che nella breve introduzione al catalogo ha appunto accomunato il nome dell’artista cileno a quelli di Giacometti e di Bacon.

Poetica dell’informale

La ragione è evidente e consiste nel fatto che i tre artisti occupano nella vicenda informale, che ha caratterizzato la storia artistica di questi ultimi venti anni, una posizione particolare, un po’ defilata rispetto alle declinazioni più tipiche di quella poetica. Anche se, tuttavia, nessuno dei tre ne è fuori, a cominciare proprio da Matta, che è stato, anzi, uno dei tramiti più importanti tra il surrealismo europeo e le prime manifestazioni dell’ action painting americana. L’artista cileno aveva infatti compiuto le sue prime esperienze artistiche nell’ambito della cultura surrealista francese, dopo un tirocinio come disegnatore con Le Corbusier. Conosce Breton per il tramite di Dalì ed è inviato con tre disegni alla « Esposizione surrealista » del ’37 alla Galleria Wildestein. Da allora prende parte alle più importanti manifestazioni surrealiste, sicché la sua pittura di questo periodo appartiene legittimamente alla storia del surrealismo europeo. Tuttavia Matta sostituisce ben presto alla rigidità e, perché no, all’accademismo di molta pittura surrealista una maggiore velocità del segno e una più incandescente immaginazione onirica: nella serie delle « Morfologie psicologiche », che ha inizio nel ’38 e che è presente alla mostra con tre esemplari assai intensi ( ma è un peccato che questo periodo non sia rappresentato da altre opere, « La terra est un homme » o « L’impiccato » tanto da fare dei titoli, avrebbero dato senza dubbio un senso più preciso a questo momento dell’arte di Matta, rappresentato peraltro alla mostra con quadri colto significativi ), le immagini surrealiste sembrano infatti subire un processo di fluidificazione organica ed inserirsi in un sistema più fitto e dinamico di relazioni.

Onirismo

L’artista si era intanto trasferito negli Stati Uniti insieme a molti altri pittori surrealisti europei. Ed è appunto qui che Matta allarga l’orizzonte della sua poetica, spostandola dall’onirismo introspettivo e dalle cosmologie surrealiste a più ampie significazioni di ordine sociale. « Nel periodo di Vertigine d’ Eros ‒ scrive infatti lo stesso Matta (il quadro è del ’43 e segna appunto il momento di crisi ) ero preoccupato solo di osservare me stesso; tutt’a un tratto m’accorsi che proprio in quel tempo attraversavo un’orribile crisi della società. Allora cercai di creare una nuova morfologia del prossimo attraverso il mio proprio campo di coscienza ». Non più quindi « morfologie psicologhe »; ma tentativi di dar forma a una situazione in cui accanto all’« io » ci sono pure gli « altri ». Un passaggio decisivo nel cammino di Matta è che alla mostra è esemplificato con il quadro « Etre avec », del ’45-46, nel quale l’artista pone in situazione i suoi personaggi vetrificati e scheletrici, autentici simboli della situazione alienante in cui vive l’uomo d’oggi.

Da questo momento la capacità visionaria di matta acquista un carattere irreversibile di estroversione, di apertura verso gli altri e verso il mondo. E in questa direzione l’artista ci da una serie di opere veramente straordinarie ( « La violenza della dolcezza », del ’49; « L’èvellieur », del ’51; « S’ objective de nuit », del ’55; « Aux franges du réve », del ’56), nelle quali si esprimono, dialetticamente fusi, quelli che probabilmente sono i due momenti essenziali della ispirazione del cileno, ossia un sentimento di solitudine e di estraneità dell’uomo nei confronti degli altri uomini, e al polo opposto, un sentimento quasi gioioso del vitale.

Una mostra di Matta a Bologna 6/7/1963
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