Tecnica ed Estetica 26/6/1963

Tecnica ed Estetica

26/6/1963

Materie plastiche nell’architettura
Nei prossimi anni si svilupperà il loro impiego per la costruzione di abitazioni private

Le materie plastiche rappresentano il materiale più giovane tra quelli adoperati in architettura: esse infatti sono entrate a far parte del repertorio strumentale dell’architetto solo da poco e cioè da una decina d’anni se si tiene conto del loro impiego parziale, mentre le prime costruzioni eseguite interamente con materie plastiche, sfruttando le proprietà specifiche dei nuovi materiali, risalgono soltanto al 1956-57.

Le materie plastiche giungono perciò ultime nella storia della tecnologia moderna, che ha visto, prima, l’affermazione del ferro e del vetro per merito soprattutto degli ingegneri ottocenteschi e, poi, quella del cemento armato, grazie al quale si è avuta nell’architettura di questo secolo una profonda rivoluzione tecnica ed estetica.

Attualmente, a distanza di quasi un secolo dalla scoperta della prima sostanza plastica, quella cioè della celluloide fatta nel 1870 dai fratelli Hyatt, le materie plastiche sono centinaia e tendono ad assumere, di giorno in giorno, un ruolo sempre più importante nella produzione industriale e nella tecnica architettonica. In questo settore l’impiego di materie plastiche è molto diffuso soprattutto in associazione con altre sostanze, in particolare con il legno e i metalli plastificati. Pure frequente è l’uso di queste materie nell’industria ausiliaria dell’edilizia per la produzione di canalizzazioni, giunti, rubinetteria, isolanti acustici e termici, di vernici e pitture. Esse offrono inoltre ottime soluzioni dal punto di vista della funzionalità e della resistenza nella pavimentazione delle abitazioni, nella costruzione di soffitti, rivestimenti murali, ecc.

E non basta: la loro resistenza e la loro malleabilità anno indotto alcuni designers, tra cui ricordiamo il grande architetto e designer Eero Saarinen a servirsi di questi nuovi materiali per la costruzione di mobili e in genere per l’arredamento. Un altro impiego frequente delle materie plastiche, grazie alle loro proprietà di traslucidità e di trasparenza, riguarda la costruzione di apparati per l’illuminazione. In tutti questi casi esse sono molto ricercate a causa delle loro qualità di elasticità e di durata, oltre per la loro resistenza.

Tuttavia l’impiego più nuovo e anche controverso, di queste materie, riguarda la costruzione di vere e proprie abitazioni. Eppure non v’è dubbio che proprio in questo settore l’avvenire ci darà forse le più grandi sorprese, rivelando le potenzialità costruttive ed espressive insite nelle materie plastiche. Poiché come ha osservato Guy Habasque nel numero di marzo della rivista francese « L’Oeil » dedicato interamente all’architettura del XX secolo, « le materie plastiche possono anche — e devono — essere considerate come materiali completi capaci di determinare soluzioni architettoniche specifiche e che richiedono di essere trattate per se stesse e in funzione delle loro proprietà particolari ».

Il problema cioè che si presenta agli architetti è il problema di una architettura basata interamente sull’uso di materie plastiche e quindi portatrici di nuove forme e di nuove destinazioni. In questa direzione, il primo tentativo di rilievo è stato compiuto nel 1955-56 con la costruzione di una abitazione individuale realizzata interamente in plastica e presentata nel ’56 al Salon des Arts Mènagers di Parigi. Gli autori, Ionel Schein, Yves Magnant e R.- A. Coulon, realizzavano così la prima costruzione con materie plastiche.

Dopo questo inizio così promettente, cui fece seguito per merito degli stessi autori una cabina alberghiera mobile, in Francia non sono stati registrati altri esperimenti in questa direzione anche a causa della mancanza di adeguati finanziamenti. Negli Stati Uniti d’America, invece, ingegneri e architetti hanno compiuto molti studi teorici sull’argomento e realizzato numerosi prototipi, il primo dei quali, denominato « La casa dell’avvenire » fu eseguito nel 1957 dagli architetti Richard W. Hamilton e Marvin E. Goody. Dopo cinque anni, nel corso dei quali è stata visitata da dieci milioni di visitatori ed ha subito l’impeto di venti che soffiavano fino a 150 km. all’ora, la casa del futuro non presenta alterazioni: segno della perfetta riuscita dell’impresa e della validità pratica delle ricerche e delle realizzazioni in questo settore dell’architettura indubbiamente ricco d’avvenire.

Tecnica ed Estetica 26/6/1963
Tagged on: