Riviste 29/10/1961

Riviste

29/10/1961

Architettura dinamica

Il numero di ottobre della rivista L’architettura diretta da Bruno Zevi dedica alcune pagine al Commissariato di Pubblica Sicurezza al Tuscolano in Roma costruito dall’architetto Romualdo Landriscina. Documentato come di consueto di fotografie e di piante l’articolo tende a sottolineare dell’edificio le nuove soluzioni strutturali escogitate dall’architetto. Colpisce innanzitutto nella opera di Landriscina il rapporto colloquiale che esso è riuscito a stabilire con l’ambiente circostante: l’edificio è articolato su tre corpi di fabbrica, che formano un tutto unico e nello stesso tempo conservano ciascuno la propria identità strutturale e funzionale. Questa dinamicità dell’insieme, visibile già nelle fotografie, appare naturalmente in tutta la sua evidenza sul posto, di fronte all’originale e soprattutto quando vi si circola dentro. L’edificio, pensato e realizzato dall’architetto, è formato da una torre scala, che immette negli uffici, con i quali è in rapporto (e nello stesso tempo è separata) da un breve passaggio. Nella torre, la scala è retta da una struttura in cemento armato ad ombrello, di effetto robusto ed elegante insieme. Il corpo degli uffici poggia su pilotis e quindi su uno spazio aperto, una sorta di porticato che stabilisce appunto quel rapporto colloquiale di cui dicevo. Il terzo corpo di fabbrica, bloccato in una forma più chiusa, costituisce la caserma. La chiarezza strutturale dell’edificio non comporta però da parte dell’autore la sterilizzazione di qualsiasi ricerca decorativa. Naturalmente Landriscina non si abbandona ad una decorazione esterna, applicata aprés coup alla struttura dell’edificio, ma la fa nascere da quest’ultima servendosi del gioco grafico costituito dalla gabbia di cemento armato, che forma una specie di trama continua, entro le cui maglie l’autore incastra le sue pareti di mattoni e le sue ampie aperture, sottolineando con un sottile gusto materico tutte le reciproche possibilità di contrasti e di accordi.

Stile industria

L’ultimo numero della rivista milanese Stile industria, diretta dall’architetto designer Alberto Rossello, dedica ampio spazio al problema della prefabbricazione edilizia. Sull’argomento vi si può leggere una interessante intervista con l’architetto francese Marcel Lods, che è uno dei più convincenti assertori della prefabbricazione. Nel 1944 fu presidente della Associazione francese degli architetti prefabbricatori ed ha recentemente costruito con il sistema della prefabbricazione un intero quartiere residenziale a Marly. Il Lods sostiene che il difetto più grosso dell’edilizia di oggi consiste nel fatto che essa non ha ancora compiuto la sua rivoluzione industriale e si trova attualmente ai primi balbettamenti dell’automobile nel 1900. Per uscire da questa situazione l’edilizia deve industrializzarsi, passare cioè dalla fase artigianale, in cui si trova tuttora, alla fase industriale vera e propria. L’edilizia cioè deve mettersi in grado di fornire i suoi prodotti in quantità maggiore e a più bassi costi, ma nello stesso tempo deve garantirne la buona qualità. Questo vuol dire portare la tecnica edilizia sul piano industriale, produrre cioè in serie e in officina il maggior numero possibile di elementi strutturali, facilmente trasportabili in cantiere e agevolmente componibili in un insieme architettonico. Tutto questo lo si può ottenere, sempre secondo il Lods, solo mediante la prefabbricazione.

Questa però non vuol dire soltanto produrre case belle e pronte, da montare a piacere in questo o in quell’altro luogo. E’ anche questo, naturalmente; ma è soprattutto produzione di elementi prefabbricati, prevalentemente di piccole dimensioni, veri e propri moduli base di cui l’architetto si servirà solo secondo la sua esperienza e, perché no, la sua fantasia, per metter su i suoi edifici. E’ appunto a questo tipo di prefabbricazione che pensa il Lods, il quale rifiuta l’ingombrante e poco pratico sistema di prefabbricazione pesante che si basa su pezzi di grandi dimensioni non facilmente trasportabili dall’officina al cantiere, dove una volta giunti, pongono problemi di montaggio certamente più difficili di quelli posti dagli elementi della prefabbricazione leggera.

Naturalmente il Lods non si nasconde gli ostacoli che l’edilizia deve affrontare per portare a termine la sua rivoluzione tecnica, a cominciare dal pubblico dei consumatori a finire con gli architetti, i quali, dice il Lods, «si gargarizzano» ancora con il classicismo. Ma il problema della prefabbricazione non è il solo da affrontare se vogliamo che le nostre città acquistino finalmente un volto ed una dimensione umani: accanto alla costruzione di case migliori e a più basso costo c’è il problema urbanistico da affrontare e con esso tutti quegli ostacoli di ordine economico, sociale e politico che ancora si frappongono alla creazione di una città veramente nuova e armonica. Dove, come dice il Lods, attraversare una strada non sia più pericoloso di un viaggio intorno alla Terra.

Riviste 29/10/1961
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