Rassegna 11/11/1961

Rassegna

11/11/1961

Bergson e Fautrier

La presentazione dell’ultima Biennale veneziana scatenò, come si sa, una vera e propria discordia nel campo di Agramante: le maggiori obiezioni al riconoscimento dato a Fautrier non vennero soltanto dai critici oppositori dell’astrattismo ma anche da quelli niente affatto chiusi alle esperienze dell’arte non-oggettiva. Si cominciò a portare in discussione l’assegnazione del premio a Fautrier e poi, a poco a poco, a tentare un ridimensionamento entro i limiti di una decorosa ma non eccezionale misura l’opera del pittore francese. Al quale veniva contrapposto Hartung, la cui arte si lascerebbe indietro le mille miglia quella del suo rivale. Ne nacque una querelle abbastanza curiosa, nella quale si tentò anche l’opposta operazione, quella cioè di capovolgere la valutazione corrente spostandola a favore di Fautrier.

In realtà l’opera dell’artista francese s’imponeva alla Biennale con una indiscutibile forza di persuasione, dovuta sia alla qualità di molti dei quadri esposti – alcuni tra i più intensamente poetici dell’arte contemporanea – sia per l’apporto da essa recato alla evoluzione del linguaggio plastico. Fautrier ha mostrato difatti, con il percorso estremamente coerente della sua arte, che la cosiddetta pittura informale non nasce oggi, che essa non è un’arte «autre» come pretendono alcuni dei suoi esegeti, ma è un fatto che viene dopo certi altri fatti, i quali, nel caso di Fautrier, sono rappresentati soprattutto dalla cultura francese degli ultimi cinquant’anni.

E ci pare che appunto in questo, nell’aver dimostrato i nessi strettissimi che legano Fautrier alla cultura francese, non solo artistica ma anche letteraria e filosofica, consista il merito maggiore del saggio che G. C. Argan ha dedicato al maestro francese (G. C. Argan, Fautrier, matière et mémoire, Milano 1960).

L’autore muove dalla constatazione dell’influenza che la filosofia bergsoniana ha esercitato sulla formazione delle principali poetiche dell’arte contemporanea e, in primis, su quelle cubista e futurista, che avendo posto il problema della quarta dimensione «come relazione attiva e dinamica di spazio e di tempo». Pur nella loro particolare fisionomia, le poetiche dei cubisti e dei futuristi avevano questo di comune, l’aspirazione cioè a realizzare una spazialità capace di sostituire l’oggetto particolare con lo spazio, inteso come «oggetto universale». In altri termini nella relazione tra spazio e tempo era ancora il primo termine a costituire il fondamento della rappresentazione plastica.

Ma nel pensiero bergsoniano esisteva un’altra possibilità di relazione con l’oggetto, ossia con i dati forniti dall’esperienza. In Bergson, scrive Argan, l’oggetto non è più una cosa determinata in uno spazio determinato, ma è «un’immagine risultante da una somma o da una stratificazione di immagini», è, cioè, un «processo, il cui sviluppo s’intreccia alla durata, al tempo dell’esistenza».

La pittura di Fautrier realizza, secondo l’autore, appunto questa possibilità di relazione posta da Bergson: nell’opera del maestro francese l’oggetto è quasi sempre presente, ma non si tratta di una cosa determinata che esiste in uno spazio determinato. L’oggetto nella pittura di Fautrier «rimane sempre inafferrabile» giacché la immagine che ne abbiamo non è tanto legata all’oggetto quanto alla memoria di esso, alla esperienza che se n’è fatta. Ciò che accade all’oggetto si verifica, nella pittura di Fautrier, anche con lo spazio. Il pittore non rifiuta la struttura tradizionale dello spazio allo stesso modo che non rifiuta l’oggetto. Ma lo spazio perde, come era già avvenuto per l’oggetto, le sue determinazioni consuete, viene come inglobato nel flusso della memoria, della esistenza del pittore, perde «la qualità fondamentale, di distinguere gli oggetti e porli l’uno accanto all’altro; anzi, favorisce il loro simultaneo emergere e far massa come fondendo in un solo, denso, non omogeneo impasto di materia pittorica». Siamo entrati così nel vivo della pittura di Fautrier, nelle ragioni cioè della materia come mezzo espressivo adoperata dal pittore francese, il quale si serve della sua materia densa non in funzione rappresentativa, ma, dice, l’Argan, per captare e assimilare significazioni possibili, incorporare aspetti o momenti del reale, in una parola saturarsi di esperienza vissuta. Si capisce quindi come la pittura di Fautrier sostituisca alla dimensione spaziale in cui vive abitualmente la pittura quella temporale della poesia.

Questa scoperta del tempo e della memoria nell’ambito della pittura, sottolineata da Argan e ricondotta a certi motivi dal pensiero bergsoniano, rappresenta in effetti l’apporto più significativo di Fautrier (per questa scoperta il pittore francese potrebbe essere avvicinato a Wols) e nello stesso tempo ciò che distingue l’informale del maestro francese dalla cosiddetta pittura di gesto. «L’operazione pittorica di Fautrier – scrive in proposito l’Argan – non si vale della materia come di un elemento tracciante che renda manifesto uno scatenato dinamismo interiore», ma come un mezzo per recuperare momenti e immagini del passato, o meglio per far affluire fino a noi, fino allo stato attuale della coscienza, il nostro passato. Per questo entro i confini limitati di un quadro di Fautrier lo spettatore vive un tempo lunghissimo, che fluisce lento e sinuoso come la memoria, Fautrier a differenza di altri pittori, come Pollock ad esempio, ignora le brucianti analogie ,che fondono in una breve, intensa illuminazione poetica punti lontanissimi tra di loro: nei suoi quadri non esistono scarti improvvisi del sentimento, ma c’è un lento trapasso di stati d’animo, sorretto da una tecnica pittorica senza dissonanze, dove se appare una nota più aerea e squillante ti accorgi che è sempre preparata da accordi graduali ai toni e semitoni. Ed è in virtù dell’incedere lento e divagante della sua materia pittorica che Fautrier recupera il tempo perduto e questo ci viene restituito come in Proust attraverso la breccia aperta da una «madeleine» nel grigio compatto dell’esistenza quotidiana.

Rassegna 11/11/1961
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