L’artista e la materia 24/8/1982

L’artista e la materia

24/8/1982

A Certaldo una mostra che è un’interessante proposta critica
Tentativo di fare il punto sull’arte di oggi sotto il segno dell’«immaginazione materiale»

«L’IMMAGINAZIONE materiale» la mostra curata da Silvana Sinisi e allestita nel Palazzo Pretorio di Certaldo a iniziativa dell’assessore alla cultura in collaborazione con la Regione Toscana, si situa certamente tra le proposte critiche di maggiore incidenza nel dibattito artistico attuale. L’intento, dichiarato in apertura dell’introduzione al catalogo, è appunto di delineare una situazione dell’arte d’oggi «attraverso la scelta di una serie di opere appartenenti ad artisti diversi per generazione ed estrazione culturale, ma accomunati da un costante interesse per i problemi della materia». Ciò che si vuole documentare, in particolare, è il passaggio da una fase della ricerca, caratterizzata da un atteggiamento prevalentemente analitico, ossia da un interesse volto soprattutto alla investigazione linguistica, ad una fase dell’esperienza artistica in cui le ragioni conscie e inconscie del soggetto fanno valere con più forza la propria presenza.

Si tratta, come è noto, di una svolta piuttosto sensibile che l’arte ultima ha fatto registrare verso la fine del decennio scorso, e che la critica ha cercato di delineare attraverso una serie fitta di mostre e di interventi. La stessa Sinisi ha assunto, in questo contesto, una propria posizione ben precisa, con due mostre che precedono questa di Certaldo, e che avevano già posto in termini espliciti da una parte la questione della materia («Factura», Acireale 1978) e dell’immaginazione («Bestiario» Terni 1981), le popolarità, cioè, che ora vengono affrontate insieme appunto sotto il segno bachelardiano della «Immaginazione materiale».

Ma i due termini del binomio implicano un terzo fattore, ossia i procedimenti di trasformazione della materia e quindi il problema del fare, del lavoro, del lavoro artistico. Anche su questo punto si può individuare un filo rosso che tiene insieme le tre proposte critiche di Silvana Sinisi: la rivalutazione, cioè, dell’esperienza manuale e di un «tipo di lavoro che implica un coinvolgimento totale dell’operatore dal livello della percezione sensoriale immediata alla partecipazione mentale e immaginaria. Di qui l’ipotesi che il lavoro artistico si configuri, ancora oggi, come un lavoro concreto, in senso propriamente marxiano, e costituisca pertanto una presenza alternativa, anche se marginale, al dominante lavoro astratto.

Ma le carte non si giocano tutte al livello della consapevolezza operativa e dell’intelligenza riflessiva, in quanto entrano in gioco altri fattori, nel senso che «la manipolazione della materia conserva un margine di inintenzionalità, attraverso il quale si apre il varco ai processi pulsionali e al desiderio inconscio». La mostra di Certaldo è imperniata proprio intorno a questo punto, cioè sulla capacità della materia «di attivare e propagare forme non ancora chiare e distinte alla coscienza del soggetto, che tuttavia agiscono come forza interna che cerca un esito e spinge all’urgenza del fare».

Anche per quanto riguarda la scelta degli artisti si ritrova un pensiero costante nell’impostazione critica di Sinisi: non pochi di quelli presenti nelle mostre precedenti li ritroviamo anche a Certaldo, cose del resto più che naturale se si tiene conto della forte unità che tiene insieme «Factura», «Bestiario» e «Immaginazione materiale».

Nove gli artisti presenti nella mostra di Certaldo: Luciano Bartolini, Renata Boero, Marcello Camorani, Bruno Ceccobelli, Fabrizio Corneli, Lorenzo Fontanelli, Alberto Moretti, Hidetoshi Nagasawa, Antonio Trotta: a ciascuno Silvana Sinisi ha dedicato in catalogo una scheda critica, in cui viene tracciato il percorso compiuto dai singoli artisti dalla loro fase iniziale a oggi, un percorso che la mostra s’incarica di documentare con la concretezza delle opere, dislocate lungo una linea di ricerca che muove da una fase orientata più in senso analitico (almeno nei più anziani) per concentrarsi poi su uno scandaglio degli strati profondi della significazione. E a me pare che sia proprio una sorta di memoria analitica che consente agli artisti di dare una risposta non ingenua, più criticamente avvertita, alle istanze poste dalla soggettività e dall’ordine della significazione. Una risposta tanto più convincente in quanto consapevole dello scollamento inevitabile o, almeno della discontinuità che segna i percorsi del soggetto verso il polo della istituzione linguistica.

Da questo punto di vista, «L’immaginazione materiale» rappresenta una proposta critica che prende partito con decisione nell’odierno dibattito sull’arte scartando tutta un’area dell’esperienza più recente insidiata dal mito di un’espressività immediata, dal piacere della materia e del colore, e da una narratività condotta sul filo di libere associazioni di immagini attinte, con disinvoltura, da tutte le parti. Nessuna concessione all’eclettismo, invece, in questi artisti chiamati a raccolta sotto il segno dell’immaginazione materiale, ma una continuità dettata non tanto dal bisogno di un’astratta coerenza, quanto dall’esigenza di proseguire, senza distrazioni e senza concessioni alle mode del momento, l’opera di scandaglio di nuclei tematici stratificati, radicati dentro le strutture psichiche profonde, individuali e collettive. Gli artisti si servono della materia come supporto o, meglio, come luogo dove quei nuclei tematici passano dallo stato di indistinzione fantasmatica alla concretezza e all’articolazione della forma: un processo di individuazione e di affioramento, che l’artista affida a una manualità intesa come lavoro concreto, che trova in se stesso le proprie motivazioni e le proprie finalità.

L’artista e la materia 24/8/1982