L’altra faccia del Rinascimento 26/1/1963

L’altra faccia del Rinascimento

26/1/1963

L’originale saggio di Battisti « L’Antirinascimento », riportando alla luce la componente magica, fantastica e irrazionale dell’epoca, ne propone un’immagine nuova ed inedita, che integra l’interpretazione tradizionale

Il libro che Eugenio Battisti, continuando i suoi studi sul Rinascimento, ha di recente dedicato a questo periodo della cultura e dell’arte in Europa (Eugenio Battisti, L’antirinascimento. Feltrinelli, Milano 1962) è una delle opere più sorprendenti che un lettore italiano possa leggere. Innanzitutto perché il libro di Battisti inaugura un metodo di indagine quasi del tutto inedito nella storiografia artistica italiana, abituata, come si sa, soprattutto quando si tratti di arte classica, alle ricerche filologiche di attribuzione ed alla ricostruzione delle singole personalità artistiche.

Documenti

Battisti, invece conduce una indagine prevalentemente culturale, intesa a svelare, attraverso un attento esame di manoscritti inediti, articoli, libri, documenti iconografici, opere d’arte e d’artigianato, oltreché uno studio delle tradizioni popolari, della storia dell’astrologia, della magia, ecc. , gli aspetti meno noti, se non addirittura segreti, del Rinascimento, offrendoci di questo periodo un’immagine assolutamente inedita. Almeno da noi: giacché fuori d’Italia studi del genere non sono finora mancati, come quelli del Baltrusaitis su Le Moien Age Fantastique, di Hiram Haydn, dalla cui opera The Counter-Renaissance, il Battisti ha derivato il titolo del suo libro, e di G. R. Hocke. Da questi studi muove appunto l’autore, il quale tiene a precisare fin dall’inizio il proprio debito culturale nei confronti di questi studiosi stranieri. Il risultato ottenuto da Eugenio Battisti è, ripeto, tra i più sorprendenti essendo egli riuscito a portare per la prima volta alla luce, di questo periodo della cultura e dell’arte soprattutto italiane, le profonde e quasi del tutto ignorate componenti irrazionalistiche, fantastiche, magiche.

Il libro comincia proprio con una opposizione di questi due momenti riassunti plasticamente dall’autore, in alcune delle più belle pagine dell’opera, nelle due immagini contrastanti e tuttavia contigue nella Firenze gotica (una sorta di Norimberga italiana) e della Firenze, tutta metafisica e razionale, del Brunelleschi e dei monumenti maggiori della rinascenza. Allo stesso modo, classicismo e anticlassicsmo, Rinascimento e antirinascimento, stanno fianco a fianco, determinando proprio in virtù dei reciproci contrasti e delle reciproche integrazioni, l’aspetto dinamico e vitale di questo periodo storico.

Manierismo

La conseguenza che deriva dallo studio di Battisti consiste essenzialmente in questo, che il grande blocco dell’arte cinquecentesca, tradizionalmente fatto coincidere con il pieno Rinascimento, si dimostra meno omogeneo, tanto da richiedere uno spezzettamento in più fasi artistiche. Una di queste, il manierismo, è già largamente conosciuta ma, come ha dimostrato l’autore, è anche un momento che non è possibile identificare tout court con l’antirinascimento, giacché la referenzialità storica di quest’ultimo è molto più vasta e complessa. Per antirinasciemnto infatti, il Battisti intende tutte le correnti anticlassiche dell’epoca, che vanno dalla componente esoterico-popolare., testimoniata dalla fiaba e dall’arte popolare, all’allegria, dal mondo meraviglioso degli automi al naturalismo promosso dall’astrologia, dall’arte di genere fino al funzionalismo architettonico. Aspetti come si vede, diversissimi e anche contrastanti tra loro, ma che hanno in comune il carattere di presentarsi come tendenze « polemiche od ostili al concetto di decoro e di sincretismo simbolico-politico del classicismo ».

L’interesse maggiore del libro consiste proprio nella registrazione di questo scontro tra colto e popolare e nella individuazione, spaziale e temporale, dei diversi ambiti in cui si verifica il passaggio dall’uno all’altro piano. L’autore perciò si preoccupa subito di indicare quanto è che quella corrente fantastica di origine popolare viene alla luce fino a contrapporsi consapevolmente alla cultura delle élites, assumendo il significato e il valore di antirinasciemnto. Dopo una apparizione per dir così sporadica nella seconda metà del quattrocento e ai primi del cinquecento, esemplificata dall’autore con i bronzi del Riccio, con l’opera del fiorentino Piero di Cosimo, con l’ « antirinascimentale » Leonardo, con Jacopo de’ Barbari (vero e proprio raccordo tra la pittura fiamminga e tedesca e il cinquecento veneto) e con lo stesso Mantegna, l’antirinascimento comincia a trionfare, tra la prima e la seconda metà del cinquecento, negli apparati, nelle fontane, nella sistemazione dei giardini, eccetera. E questa diffusione coincide con l’inserimento, nell’ambito del manierismo, della tradizione astrologica e magica, inserimento che si verifica, paradossalmente, proprio in virtù del diffondersi della cultura scientifica, la quale comincia ad offrire del mondo un’immagine più vasta e più ricca di « possibilità ». per cui se sul piano culto il naturalismo cinquecentesco conduce ben presto alla formazione di un metodo sperimentale e ad uno spiccato funzionalismo nel campo dell’architettura e dell’urbanistica, sul piano dell’uomo comune 8e su quello anche dell’artista) le nuove acquisizioni del sapere restano nel dominio della fantasia e vanno ad arricchire « l’immagine biomorfica del mondo » trasmessa dale fiabe. Ed è proprio l’elemento fiabesco, o meglio il suo ritmo alternato di angoscia e distensione, di terrore e felicità, che, osserva l’autore, agisce sull’arte delle èlites, come dimostrato, sul piano letterario, dalla « Hypnerotomachia Polyphli » di Francesco Colonna, e, su quello dell’arte, dal sacro bosco di Bomarzo, al quale Battisti dedica alcune delle sue pagine più illuminanti e più fervide.

Streghe

L’autore procede poi ad individuare i diversi ambiti entro i quali si verifica il passaggio dal popolare aal colto e indica questi ambiti nella iconografia delle streghe, nella elaborazione stilistica dei « quattro elementi » e nell’allegoria. Non è materialmente possibile, in questa sede, seguire punto per punto il discorso dell’autore. Ed è un vero peccato , giacché ogni capitolo meriterebbe un discorso a parte, come il capitolo ad esempio, tra i più avvincenti del libro, dedicato alla « magia degli elementi », dove il Battisti ci dà un’apertura veramente illuminante sul carattere magico di molta arte rinascimentale.

L’altra faccia del Rinascimento 26/1/1963
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