Incontro di incisori a Lubiana 9/10/1963

Incontro di incisori a Lubiana

9/10/1963

La grande mostra internazionale allestita nella città slovena, giunta positivamente alla sua quinta edizione, costituisce un’occasione di aggiornato confronto fra Oriente e Occidente

LUBIANA, ottobre – Quarantadue nazioni espositrici e più di trecentocinquanta artisti costituiscono il bilancio della V Esposizione internazionale di incisione presentata dal Museo di arte moderna di Lubiana. Un bilancio senza dubbio attivo e che corona gli sforzi degli organizzatori i quali possono così celebrare i due lustri della manifestazione con orgoglio giustificato: «Nel mondo così ricco di manifestazioni internazionali importanti delle arti plastiche e con tradizione più antica della Biennale di Lubiana – scrive nella prefazione il direttore del Museo della città slovena Zoran Krzisnik – la Biennale di incisione di Lubiana ha apportato soprattutto una novità: essa è riuscita a esporre nelle stesse sale le creazioni degli artisti contemporanei dell’ovest e dell’est in una epoca in cui tali incontri non erano ancora frequenti».

Paesi africani

In quest’ultima edizione dell’est non è più rappresentato soltanto dai paesi dell’Europa orientale, ma da quelli del medio e dell’estremo Oriente, senza contare l’apporto cospicuo dei paesi africani. Il decimo anniversario della manifestazione presenta perciò al visitatore un insieme veramente imponente di opere e bisogna dare atto agli organizzatori di aver allestito la mostra in maniera esemplare, tracciando un percorso facilmente leggibile. Naturalmente la stessa quantità dei partecipanti genera nello spettatore una certa stanchezza a causa della scarsa significatività di alcune rappresentanze, per cui la manifestazione così improntata rischia di diventare eccessivamente pletorica e di sacrificare la qualità e la significatività delle opere ad un intento documentario, in sé generoso, ma alla fine controproducente.

Occorre subito dire, però, che nel complesso la mostra di Lubiana è ricca di spunti e suggerimenti interessanti a cominciare, per seguire un ordine alfabetico, dalla sezione austriaca, che ha in Robert Doxat il suo rappresentante più significativo (si veda in particolare il «Momento dell’illuminazione istantanea» del ’62). La Danimarca ha le sue cose migliori con Asger Jorn e Richard Mortensen, ossia con due artisti diversissimi tra loro: il primo si presenta infatti con la sua tipica violenza espressionistica e con le sue immagini inquietanti, mentre l’altro persegue la sua ricerca di ampie e serene stesure cromatiche, chiuse in strutture rigorosamente geometriche. Se si eccettua Arp e Vasarely, la Francia non rivela fatti di grande interesse. Così pure l’antologia della Ercole de Paris non riesce ad andare, nonostante i nomi prestigiosi, al di là del già saputo. Tra gli italiani segnalerei le opere di Consagra, Bendini (il pezzo di Burri è troppo poco significativo), De Vita, Dorazio, Franchina, Garelli, Getulio, Mastroianni, Nanni, Vedova e Virduzzo. Della rappresentanza jugoslava mi sembrano particolarmente interessanti le opere di Janez Bernik, Marijan Detonì, Dragutin Avramovski, Bogdan Borgic, Miroslav Sutej. Della Germania occidentale, oltre Schumacher, segnalerei l’opera aggressiva e allucinata di Paul Wunderlich e dei Paesi Bassi le incisioni di Appel e di Corneille. Non senza interesse l’apporto pakistano per merito di Jalal Anwar Ehemza, mentre la rappresentanza polacca si distingue per la compattezza e il livello notevole delle opere presentate: Josef Gielniak, Danuta Luza, Tadeusz Jackovski, Jery Panek mi son parsi più interessanti tra gli artisti polacchi presenti alla mostra.

Ma le cose forse più notevoli dell’esposizione sono state presentate dagli artisti statunitensi e soprattutto dagli inglesi: «Accident» di Rauchenberg, che ha vinto il primo premio (gli altri vincitori sono stati Bernik, Guitet, Vedova, Gielniak e la sovietica Lidija Iljina), è infatti un’opera che caratterizza al meglio la produzione pur così prestigiosa dell’americano. Egualmente significative le opere di Jasper Johns, Lawrence Heyman, Andrew Stasik, Robert Motherwell. Tra gli artisti inglesi, oltre Hayter, all’altezza della sua fama con «Fleuve tropical», si distinguono in particolare Eduardo Paolozzi, Allen Jones, Ceri Richards e David Hockney che avrebbe meritato forse un premio con «Miroir, miroir sur le mur».

Retrospettive

L’esposizione si chiude con tre personali dediche ad artisti vincitori nelle precedenti edizioni e cioè al giapponese Yozo Hamaguchi, le cui straordinarie incisioni furono presentate anche in Italia nella penultima Biennale veneziana; allo jugoslavo Riko Debenjak e al giapponese Kumi Sugai. Con queste tre mostre, ben articolate e nutrite di molte opere di notevole qualità, gli organizzatori hanno inteso bilanciare l’eccessiva frammentarietà degli altri settori dovuta alla partecipazione particolarmente numerosa di paesi e artisti. Un inconveniente, questo, al quale gli organizzatori della esposizione di Lubiana devono pensare seriamente se vogliono evitare che l’intento documentario della mostra sacrifichi troppo i valori di qualità e di novità.

Incontro di incisori a Lubiana 9/10/1963
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