Il Disegno Industriale 25/11/1962

Il Disegno Industriale

25/11/1962

La strana poltrona di Albini ed Helg

Descrivendo, nella rassegna della scorsa domenica, la poltrona disegnata dall’architetto e designer inglese Martin Grierson per la « Arflex » , abbiamo sottolineato in essa, oltre la perfetta soluzione di un problema funzionale, del problema cioè di creare una poltrona veramente comoda, anche i legami con alcuni degli aspetti più autentici della traduzione del design inglese e soprattutto con la semplicità di certe riuscite della scuola ottocentesca delle « Arts and Crafts».

Un discorso non molto diverso (anche se con diversi riferimenti) richiede anche la poltrona disegnata da Franco Albini e Franca Helg per la «Poggi» di Pavia e presentata alla dodicesima Triennale di Milano. Si tratta di un «oggetto» che alle prime può lasciare un po’ sconcertati a causa di certe soluzioni formali che sembrano andare al di là di una stretta soluzione di problemi funzionali. Può destare qualche perplessità, ad esempio, il contrasto tra la struttura tubolare assai semplice e l’imbottitura, che, al contrario, ha un aspetto particolarmente imponente. Qualcuno ha fatto pure osservare, inoltre, che il grande scudo in alto «poteva essere tagliato in una sagoma più rispondente alla effettiva funzione di sostegno per il capo», funzione che in effetti non richiede una superficie così vasta.
In realtà, adottando un criterio di valutazione strettamente funzionalistico non siamo in grado di comprendere il significato e il valore della poltrona Albini-Helg, giacché essa propone una soluzione formale che va oltre ma non contro, la funzione intesa in senso stretto. L’impianto monumentale dell’insieme, l’eleganza araldica dello scudo, l’andamento lineare e curvilineo della struttura tubolare, il fatto infine che la poltrona sembra rappresentare simbolicamente, e direi figurativamente, la propria funzione, son tutti elementi che rivelano negli autori la volontà di reinserire nel design odierno elementi tradizionali capaci di personalizzare le nuove forme, di conferire ad esse una individualità stilistica nella stilizzazione sofisticata di tanta produzione d’oggi.

Del resto, gran parte dell’opera di Albini e Helg, dal Museo del Tesoro della Cattedrale e dal Museo di Palazzo Bianco a Genova fino alla Rinascente di Roma, è come rianimata da un sentimento vivissimo della tradizione, da una sorta di memoria culturale. Ma questo ritorno alla tradizione, questo inserirsi intimamente nell’ambiente in cui operano, non significa per Albini e Helg la ripresa di moduli e formule del passato, ma semplicemente una memoria delle forme tradizionali resa per accenni e allusioni nell’ambito di un processo creativo e produttivo assolutamente moderno.

Il Disegno Industriale 25/11/1962
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