Il Disegno Industriale 21/7/1963

Il Disegno Industriale

21/7/1963

La funzione del “design” nella tecnica dell’imballaggio

Il problema dell’imballaggio dei prodotti industriali, sia di quelli che vengono a contatto con il pubblico dei consumatori sia dei congegni meccanici che restano nell’ambito del ciclo produttivo dell’industria, rappresentano un altro settore in cui l’opera del designer viene acquistando un ruolo sempre più importante. Soprattutto nel primo caso, in quanto si tratta di oggetti che devono essere introdotti sul mercato e superare la concorrenza di prodotti analoghi . E’ evidente che in questo caso il problema dell’imballaggio ( un termine che noi adoperiamo traducendo il termine anglosassone package, ormai diffuso in tutto il mondo) si complica con quello della presentazione del prodotto e quindi con problemi di grafica. In altri termini, perché la tecnica dell’imballaggio rientri nell’ambito del designer e di conseguenza possa aspirare anche a trasformarsi in un fatto estetico, è necessario che vengano affrontati non solo i problemi connessi alla superficie esterna della scatola, ma anche quelli concernenti il disegno totale della confezione, partendo dalla ricerca dei materiali adeguati, della dimensione e della forma più adatte, dei caratteri grafici e del colore.

L’industria si è resa conto da tempo dell’importanza di questo settore e perciò essa chiama a risolvere i problemi connessi al Package dei prodotti i migliori designers, esercitando un’azione di stimolo sulla qualità anche a mezzo di premi: è il caso dell’Istituto Italiano dell’Imballaggio che conferisce dei premi annuali alle migliori soluzioni realizzate in questo settore del design.

La funzione del Package è innanzitutto di proteggere e di preservare le cose che contiene; a volte facilita l’uso di quest’ultimo e quando è ben progettato e ben realizzato può essere anche un oggetto bello per se stesso. Il suo raggio d’azione è assai vasto spaziando da contenitori di poche gocce di profumo a quelli che contengono tonnellate di latte. Per quanto riguarda la loro destinazione ultima, gli imballaggi possono essere distinti in involucri non riutilizzabili, come ad esempio tubi per pasta dentifricia, barattoli, involucri di carta, ecc., e involucri riutilizzabili anche per scopi diversi da quelli originali. Un’altra distinzione proposta tra i vari packages è basato sull’apporto diverso che essi sono in grado di dare all’uso delle cose che racchiudono: vi sono così dei packages che « lavorano », ad esempio gli spruzzatori di aerosol, di contro ad altri che racchiudono semplicemente l’oggetto. Tra questi ultimi sono compresi gli involucri, che proteggono delicati congegni meccanici con i quali però essi non hanno nessuna o scarsissima relazione funzionale (i contenitori di radio, televisione, ecc.). In questi casi il designer è naturalmente abbastanza libero nel determinare la forma, ma è proprio tale relativa libertà che rende questo tipo di involucro poco accetto a molti designer, i quali sono contrari a concepire il package come un mero contenente, come una « veste » che l’oggetto deve indossare per colpire l’occhio del consumatore.

Il package può racchiudere non solo oggetti, ma anche essere viventi: è il caso di abiti di plastica per i tecnici che lavorano con materiali radioattivi. Si tratta, anche in questo caso , di un tipo di package che « lavora » in quanto esso collabora attivamente a svolgere una funzione insieme a ciò che contiene. Come si è detto all’inizio, la tecnica dell’imballaggio non può andare disgiunta dalla grafica, la quale trova il proprio inserimento in questo settore sia perché spesso è essa che rivela il genere di contenuto (nei casi in cui l’involucro non manifesta il prodotto che racchiude), sia per una confacente presentazione del prodotto sul mercato.

Il Disegno Industriale 21/7/1963
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