Crisi e rinascita dello scooter 13/1/1963

Crisi e rinascita dello scooter

13/1/1963

Ogni volta che ci tuffiamo con la nostra auto nel cuore della città, tra un senso vietato e l’altro, rimpiangiamo di non essere dei pedoni che si muovono liberamente e procedono, a volte, anche più spediti di noi, imbottigliati in ingorghi di macchine, ferme o marcianti in « prima ». Ma, si sa, le distanze sono enormi nelle metropoli moderne e non sempre i mezzi pubblici di trasporto sono confortevoli. E allora ci rassegniamo a tirar fuori dal garage l’auto e ad affrontare il nostro traffico quotidiano. Eppure una soluzione ci sarebbe: lo scooter o meglio il microscooter. Forse l’avvenire appartiene proprio a questo tipo agile ed economico di trasporto, purché le industrie si rendano conto del problema, abbandonando la strada che minacciava e minaccia tuttora di mettere in crisi questo prezioso strumento di locomozione.
Il problema è abbastanza semplice nei suoi termini ed è stato, in questi ultimi tempi, più volte affrontato sulle riviste specializzate in disegno industriale. Nel numero 36 di « Stile Industria », ad esempio, si può leggere una nota molto interessante, dove il problema della crisi e della possibile rinascita degli scooters viene esposto brevemente, ma con esauriente chiarezza.

Il primo punto da tener presente è dunque questo, che la motocicletta tradizionale diventa sempre più uno strumento sportivo, perdendo a mano a mano la funzione di comune mezzo di locomozione. Il posto della motocicletta è preso appunto dallo scooter e dai ciclomotori. Questi ultimi, tuttavia, osserva l’articolista, « non hanno mai avuto una grande popolarità in Italia, dove il mezzo di trasporto minimo deve servire oltre che per recarsi al lavoro anche al diporto domenicale (ed offrire quindi il secondo posto per la fidanzata) ». I consumatori più giovani, poi vorrebbero addirittura convertire questo modesto (e perciò importante) mezzo di locomozione in uno strumento sportivo, e se non possono ottenere dalle case produttrici le desiderate velocità, chiedono che, almeno nella forma, scooters e ciclomotori richiamano le motociclette da corsa. Di qui certi tipi di scooters e di ciclomotori, che non superano magari i 40 Km. l’ora, ma che hanno posizioni di guida prone ed enormi serbatoi, simboli ambitissimi di velocità e di potenza: segno che non poche case produttrici non sanno resistere a certe indicazioni, sia pure aberranti, provenienti dai sondaggi di opinione.

Altre industrie, invece, si giovano della abolizione dei pedali dei ciclomotori autorizzata dal nuovo Codice stradale, non per soddisfare le ambizioni e gli esibizionismi dei consumatori, ma per orientarsi in una direzione nuova e concreta, più rispondente ai bisogni reali del pubblico.

La nota della rivista milanese si sofferma appunto su due di queste industrie, ossia sulla « Laverda » e sulla « Innocenti », le quali si sono avviate appunto verso la produzione di microscooters. Questi offrono tutti i vantaggi degli scooters, e cioè riparo alle gambe dell’occupante, comoda posizione di guida, possibilità di rapida sostituzione delle ruote, carenatura del motore e della trasmissione ad evitare proiezioni d’olio sugli abiti, ma, essendo obbligati a velocità limitate inadatte ai percorsi extraurbani, potrebbero, appunto perciò, costituire « il secondo veicolo per gli automobilisti cittadini », rendendo più spediti i loro movimenti entro le sempre più intricate reti viarie delle nostre città.

Crisi e rinascita dello scooter 13/1/1963
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