Come un mosaico raccontato con linguaggio visivo 8/5/1986

Come un mosaico raccontato con linguaggio visivo

8/5/1986

I DUE VOLUMI dedicati a «Michelangelo Antonioni.Architettura della visione», a cura di Michele Mancini e Giuseppe Perrella, rappresentano un contributo critico singolare, ma non per questo meno significativo. Al contrario, lo sguardo che il testo ci consente di rivolgere all’opera del nostro grande regista ci dà tutta una serie di informazioni che rendono, a mio avviso, molto più ricco e articolato il panorama delle pur moltissime interpretazioni già acquisite. Naturalmente, mi rendo conto, nel dire questo, di muovermi in un campo che non è il mio, e forse per questa ragione vorrei scrivere dei due volumi antonioniani da un punto di vista più generale, da una postazione, diciamo pure,teorica che investe la questione del rapporto sempre problematico tra critica e opera d’arte, e conseguentemente, tra il linguaggio critico e quello artistico.

Nel caso dell’arte figurativa, ma anche per quel che riguarda il cinema, la distanza tra i due termini del binomio diventa quasi incolmabile, in quanto si tratta di riformulare in un linguaggio verbale (della critica) un testo realizzato dentro un linguaggio essenzialmente visivo( l’opera d’arte, il film). Di qui la tendenza ricorrente di una interpretazione fondata sull’impiego dello stesso linguaggio, per cui l’immagine viene commentata, analizzata e interpretata da un’altra immagine. In termini più rigorosamente teorici possiamo dire che il discorso metalinguistico della critica si affida, in questi casi, non al linguaggio verbale ma anch’esso al linguaggio visivo.

È appunto ciò che hanno fatto Mancini e Perrella con l’aiuto della Fotogrammoteca Alef che ha fornito materiale di base, ossia l’enorme serie di fotogrammi relativi ai films di Antonioni, che (sia detto tra parentesi) rappresenta solo una piccola parte dell’ingente materiale raccolto accuratamente catalogato sulla base di molteplici parametri.

L’intento dei curatori è consegnato a poche righe fornite al lettore come «istruzioni per l’uso»: «Abbiamo lavorato ad un dispositivo di cattura delle immagini (e del senso), ad una macchina produttrice di visione, offrendo fotogrammi e altri materiali in costante dialogo con le porzioni del testo scritto, per architettare un libro-archivio non relegato ai servizi del libro-catalogo e alle semplici suggestioni di quello illustrato». Il punto è questo: le immagini tratte dai films di Antonioni e presentate in fotogrammi non vogliono avere soltanto, e semplicemente, un valore di documento, ma sono inserite in sequenze di discorso che ambiscono ad assumere una funzione interpretativa e ad acquistare quindi una propria autonomia nei confronti del testo filmico di partenza. Il rapporto con la parola sussiste, ma questa gioca un ruolo di puro e semplice supporto, giacchè il discorso critico e vero e proprio viene affidato, come si diceva, all’accostamento delle immagini, alla loro disposizione in serie e sequenze sostenute da ben determinanti punti di vista critici.

La serie dedicata alla «desertificazione del set» e ai «vuoti di L’Eclisse» (è anche serie iniziale dei due volumi) si presenta con una eloquenza immediata e straordinariamente efficace: le immagini ci introducono nell’universo di Antonioni quasi senza sforzo, con una naturalezza che può anche trarre in inganno in quanto essa è il risultato di un lungo e scaltrito lavoro critico. Il testo prosegue lungo lo stesso binario scandito da numerose serie di immagini («Epifanie. Vuoti/pieni»;«Fantasmi Dissolvenze»;«Interni. La casa vuota»;«I viaggi del set»;«I luoghi», e via dicendo) che costituiscono le tessere di un mosaico e nel loro insieme ci offrono una mappa interpretativa del vasto e complesso territorio antononiano. Il linguaggio visivo(il linguaggio-oggetto dei films) viene così riletto e interpretato dallo stesso linguaggio visivo, assunto, come si diceva, su un livello funzionale diverso, sul piano cioè di un metalinguaggio, di un discorso che parla di un altro discorso.

Come un mosaico raccontato con linguaggio visivo 8/5/1986