Artigianato e industrial design 23/12/1962

Artigianato e industrial design

23/12/1962

Funzionalità ed estetica – Verso “serie elevate” – Imballaggio e grafica pubblicitaria

« L’incontro tra artigianato e industria costituisce uno dei momenti più delicati e tipici della nostra epoca; da un lato l’opera artigianale tende sempre più a ridursi e a lasciare il posto alla grande produzione di serie condotta industrialmente, dall’altro, lo stesso oggetto, creato in serie dall’industria, mira a specializzarsi, a rivaleggiare – attraverso la ″piccola serie″ ˗ con quello artigianale ». Con queste parole il critico e studioso d’estetica Gillo Dorfles presenta la mostra degli oggetti industriali prodotti da alcuni designers italiani, mostra allestita dalla galleria romana « Pogliani », in via Gregoriana.

Si tratta di una esposizione singolare e così strettamente legata a questa rassegna da non poter essere passata sotto silenzio, tanto più che sarebbe estremamente auspicabile, tra tante esposizioni di pitture e sculture, che i galleristi dedicassero un po’ più di attenzione a questo settore artistico, che è poi il settore più adatto a superare quella frattura, tanto lamentata, esistente tra arte e pubblico. Il disegno industriale, del resto, è nato appunto da questa esigenza, dalla necessità, avvertita da più parti, di portare a contatto del nostro pubblico dei consumatori, oggetti aventi in sè riunite le caratteristiche della funzionalità e della qualità estetica. Gli oggetti esposti nella mostra romana (una buona occasione per doni di buon gusto per le prossime feste natalizie, sono prodotti per conto di Danese, il quale ha affidato, non da ora soltanto, ai maggiori designers italiani la creazione di oggetti rispondenti a questi requisiti. Bruno Munari, Enzo Mari e Franco Meneguzzo sono i designers che espongono nella galleria romana e gli oggetti ( vassoi, vasi per fiori, tagliacarte, portacarte, portatabacco, ecc. ) mostrano chiaramente la volontà degli artisti creatori di uscire dalle strettoie di una produzione artigianale, incapace per la sua stessa costituzione di produrre oggetti in serie, e di giungere ad un impiego del mezzo meccanico di produzione per ottenere appunto una « serie », più o meno elevata, ma sempre capace di diffondere nuove forme tra il pubblico sufficientemente vasto. Questa volontà è evidente soprattutto nella produzione di Enzo Mari (bellissimi i suoi vasi per fiori formata da una camicia senza fondo che sostiene un contenitore di vetro), anche se a volte appare solo in parte attuata, come accade ad esempio in una serie di vassoi componibili, nei quali, come ha osservato Dorfles, nell’irregolarità delle lamiere e della saldatura, eseguita con ottone a mano, conferisce all’oggetto una imprecisione tipicamente artigianale, imprecisione, tuttavia, che rappresenta il taglio più interessante e significativo di quegli oggetti.

Questo ritorno a tipi di produzione artigianale, o meglio questa commistione della tecnica artigianale con quella meccanica, appare ancora più evidente nelle realizzazioni di Franco Meneguzzo, il quale produce oggetti (si veda i suoi portacarte di marmo o i suoi vasi di ceramica) che, pur riprodotti in serie, palesano con grande evidenza le loro caratteristiche e il loro destino di pezzi unici.
Un altro aspetto affrontato dalla mostra è il fattore imballaggio e quello della grafica pubblicitaria.

In questo settore le soluzioni di Munari si possono considerare veramente esemplari in quanto realizzano una perfetta unità formale del prodotto e del suo involucro pubblicitario.

Artigianato e industrial design 23/12/1962
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