Arte e Tecnica 14/7/1963

Arte e Tecnica

14/7/1963

La “nuova” linea delle auto americane

La nuova «linea» assunta dalla produzione automobilistica americana, e in particolare statunitense, sembra smentire le previsioni non molto liete sul futuro delle automobili americane fatte in tempi recenti, a cominciare dal dibattito promosso su questo argomento nel ’57 dalla rivista milanese «Stile Industria». È un fatto che, a vedere gli esemplari della produzione media dell’industria automobilistica d’oltre oceano quelle previsioni erano più che legittime: basti pensare che in quell’occasione appunto del dibattito ricordato sopra, un funzionario della Ford dichiarò che automobili meno voluminose di quelle allora in fabbricazione non erano pensabili e che pensassero piuttosto gli urbanisti ad allargare le strade della città.
Fortunatamente Mr. Maguire (così si chiamava quel funzionario zelante) è stato smentito dagli eventi, i quali hanno rivelato nelle industrie americane una tendenza abbastanza decisa non solo a produrre auto di dimensioni più modeste (le auto « compatte» ) secondo una « linea » predominante in Europa e soprattutto in Italia, ma anche ad eliminare tutta la decorazione sovrabbondante che appesantiva fino al ridicolo le grosse automobili del nuovo continente.

Sobrietà e buon gusto
Su questa conversione al buon gusto e alla sobrietà delle forme, verificatasi nella più recente produzione americana, si è soffermato Rino Argento, rinomato consulente dell’industria automobilistica statunitense, in un intervento riportato dall’ultimo numero della rivista milanese.
« Ricordate le macchine americane? » – chiede inizialmente Rino Argento. E continua non senza humour: « Certamente! Dire macchina americana era sinonimo di cromature, di decorazioni inutili, di prese d’aria finte, di medaglioni e patacche cromate: La linea della vettura stessa, accentuata naturalmente da una striscia cromata, aveva, si diceva, più curve della povera Marylin: curve, attorno ai parafanghi anteriori, curve attorno alle ruote posteriori, curve ascendenti a pinna nei parafanghi posteriori, curve negli stessi lati dei parabrezza, forme curvilinee nelle fiancate delle carrozzerie.
Il 1963 ha fatto registrare invece un cambiamento alquanto brusco nei confronti di questa deteriore tendenza del design americano: la linea predominante nelle auto prodotte in questi ultimi tempi è la linea retta che si estende per tutto il fianco della carrozzeria ha un andamento parallelo al livello della strada. Inoltre sono scomparse le pinne, gli striscioni cromati, i medaglioni, e gli emblemi di varia natura. Analizzando i diversi fattori del cambiamento di direzione che si è avuto nel ‘63 nell’industria automobilistica americana, l’esperto statunitense individua due cause principali della « nuova linea » nella affermazione della Ford Continental, una vettura tradizionalmente « seria » e nel successo della Chevrolet, la quale già nel ’62 aveva adottato una linea semplice e snella « giovanile », anche se ancora inclinata rispetto all’orizzontale. Nel ‘63 la linea inclinata è stata sostituita da una linea orizzontale, e le cromature son state confinate alla calandra e ai paraurti. Questa semplificazione delle forma e questa tendenza alla linea sobria delle automobili europee si nota soprattutto nel tipo « compatto » della Chevrolet, la « Chevy II », di dimensioni ragionevoli e di linea semplice anche per motivi di economia.

Il fattore “concorrenza”
Il fattore dell’economia e della concorrenza spietata delle ditte più forti si è dimostrato un fattore decisivo nell’adozione della nuova linea da parte di altre case come la Studebaker e la American Motor’s.
Ma dove si nota la migliore realizzazione della nuova linea è nelle auto della Pontiac, sia nel tipo « Gran Prix » che in quello « compatto », la « Tempest », una vettura equivalente a una sei posti europea, con assenza totale di cromature ad eccezione dei paraurti e di un rilievo anteriore. Per la sua qualità di forma la « Tempest » è considerata la più bella vettura uscita da Detroit nel ’63 .
Uno snellimento e una semplificazione della linea, sull’esempio delle vetture europee, e in particolare italiane, importate negli Usa, ha fatto registrare anche la produzione della Buick e quella della Oldsmobile, mentre la Chrysler è stata l’ultima ad avviarsi su questa via grazie anche all’apporto del designer Engels, passato dalla Continental alla nuova casa. La Chrysler doveva, secondo Rino Argento, assolutamente mutare rotta avendo concesso più di ogni altra al gusto del sovrabbondante e del decorativo. L’inserimento di uno « stilista » come Engels nella produzione della Chrysler avrà certamente come risultato la conquista anche da parte di questa casa della « nuova linea americana ».

Arte e Tecnica 14/7/1963
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