Cenni biografici

Storico dell’arte, teorico, critico militante, docente universitario, curatore di mostre, operatore culturale politicamente impegnato, Filiberto Menna (Salerno 11 novembre 1926 – Roma 9 febbraio 1989) ha incrociato nelle sue scritture discorsi e saperi differenti, ragionando di pittura e design, architettura e città, estetica poesia, riconoscendo nel Moderno il nodo privilegiato della propria riflessione.

Giunto alla critica d’arte dopo studi in Medicina, Filiberto Menna si è formato alla scuola di Lionello Venturi e di Argan, che lo introducono alla esigenza di fare dello studio dell’arte una scienza. Nel 1962 pubblica la prima monografia dedicata a Mondrian (riedita nel 1999), cui segue, nel 1967, quella su Prampolini, volumi che privilegiano l’analisi di figure significative dell’Avanguardia storica, oggetto di riflessione nel saggio, edito per la prima volta nel 1968, Profezia di una società estetica.

Risale agli anni fra il Sessanta e il Settanta l’interesse per il Surrealismo, che nel corso dell’anno accademico 1972-73 fu al centro delle attività dell’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Salerno diretto da Filiberto Menna, che nell’ateneo salernitano è stato titolare della cattedra (la prima in Italia) di storia dell’arte contemporanea e preside della Facoltà di Magistero fino al trasferimento, avvenuto nel 1980, alla facoltà di Architettura di Roma. Un passaggio, questo, che ha segnato la fine dell’intensa stagione salernitana dello studioso, caratterizzata oltre che da una dinamica attività accademica, da un coraggioso impegno politico e istituzionale documentato dai saggi raccolti nel volume Dentro e fuori. Intellettuali e istituzioni, pubblicato alla vigilia della conclusione del mandato al consiglio regionale campano, dove Menna era stato eletto come indipendente nelle liste del P.C.I..

È del 1975 il suo libro più noto, La linea analitica dell’arte moderna, costantemente riproposto per la lucidità e l’originalità del suo impianto teorico, cui segue, nel 1980 una riflessione sullo statuto della critica (Critica della critica) . Nel 1982 pubblicaQuadro critico. Dalle avanguardie all’Arte Informale.

Industrial Design (1962) e La regola e il caso. Architettura e società (1970) raccolgono, invece, i suoi interventi più direttamente rivolti al tema della progettazione architettonica.
L’impegno di ricerca si accompagna ad un’intensa attività di critica militante, che Filiberto Menna svolge ininterrottamente dal 1960, prima su Telesera, poi sul Mattino e Il Globo, infine sul Corriere della Sera e Paese sera (1978-89) dove, caso abbastanza raro nei quotidiani italiani, curerà una pagina interamente dedicata all’arte. Nel 1982 fonda la rivista Figure, dedicata a studi di riflessione teorica sull’arte contemporanea e sull’estetica del Moderno.

Curatore di moltissime mostre – è stato, tra l’altro commissario alla Biennale di Venezia, cura la sezione Gli anni Settanta della mostra Linee della ricerca artistica in Italia dal 1960 al 1980, edizione 1981 della Quadriennale di Roma –, Menna è legatissimo all’idea di un’arte che si fa esperienza viva e partecipata. Da questo modo d’essere nasce l’Astrazione povera, il progetto di ripensamento di una logica analitica della pittura, attorno a cui raccogliere un gruppo di artisti in una serie di iniziative comuni. La sua attività di studioso prosegue intensa anche negli ultimi anni. Nel 1988 pubblica, infatti, William Hogarth. L’analisi della bellezza ed Il progetto moderno dell’arte, ultimo, decisivo lascito della sua visione prospettica e appassionata dell’arte e del mondo.